Il Cencio
Aperiodico libertario dell'Agro Pontino
Il Libero Orto

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Il Libero Orto è un progetto partito nel febbraio 2011, sulle rovine semi-abbandonate del Parco S.Marco di Latina (di fronte all’ospedale cittadino).

Una cittadella verde da cui contrastare gli attacchi dei cementieri alla popolazione, un luogo di incontro, una riscoperta della propria individualità e delle proprie possibilità, una grande festa di solstizio o equinozio, anche questo è il Libero Orto.

Con più di 70 alberi in campo, costruiamo un mondo dove sia possibile avere una mela senza dover lavorare, dove si possa costruire insieme una società come più ci piace, senza chiedere il permesso a nessuno.

Libero Orto è guerrilla gardening, non è “lotta al degrado”.

Libero Orto è riallacciare i rapporti con la natura che l’industrializzazione ha reciso per esigenze di mercato.

Libero Orto è più di una visione, è una realtà.

Libero Orto sei tu, se lo vuoi.

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Il libro:

Cinque anni di Libero Orto
storia di un’occupazione arborea

Un libro che ha voluto raccogliere l’esperienza, le pratiche ed i pensieri dei giardinieri sovversivi di Latina che, in 5 anni, hanno cambiato il volto del parco S. Marco. (Clicca QUI per leggerlo, stamparlo, fotocopiarlo e distribuirlo tramite la nostra sezione Xero(A)cratia!)

Di seguito, pubblichiamo l’introduzione del libro.

Introduzione – Il Libero Orto oggi

Sono passati 5 anni da quando il primo albero del Libero Orto è stato piantato e ne abbiamo passate davvero tante. Molti alberi sono caduti sotto la scure dei “giardinieri” del comune di Latina, ma molti altri continuano a crescere rigogliosi e fieri, donando frutta a chiunque passeggi per quello che è ancora conosciuto come “Parco S.Marco”. Persone sono andate e venute, nuove amicizie sono sbocciate, nuove complicità hanno fatto da humus per altrettante lotte. Il Libero Orto è, a suo modo, diventato un piccolo epicentro di ribellione e di coordinamento tra realtà antagoniste ma – soprattutto –  libertarie ai margini dell’impero, in una città dove le alternative possibili erano o l’isolazionismo politico o l’associazionismo istituzionale.
Con gioia, abbiamo rifiutato questa prigione dicotomica e ci siamo aperti alla città, dando vita ad un progetto atto non certo a sopperire alle mancanze dei giardinieri comunali, né tantomeno riducendoci ad una tristissima e reazionaria “lotta al degrado”: attraverso l’autogestione popolare e l’azione diretta abbiamo deciso di liberare uno spazio urbano dalle catene del “decoro” e della “valorizzazione”, creando una bolla di libertà e gratuità. Abbiamo festeggiato le stagioni, bevuto e lottato, perché ciò che vogliamo è che l’abbondanza ritorni con forza nelle nostre vite, che uomini, donne, bambini, anziani, studenti, lavoratori, precari, disoccupati, impiegati, tossici, bravi ragazzi, senzatetto e qualsiasi altra inutile categoria sociale si ritrovi a passeggiare in un parco mangiando frutta che sia di tutti senza dover pagare per averla, senza dover chiedere il permesso a nessuno.
Il Libero Orto è riuscito nel suo piccolo a raggiungere questo risultato, e laddove ieri c’era solo argilla arsa al sole e cemento, oggi ci sono alberi da frutta. Tanta è la strada ancora da percorrere e tanti i giardinieri sovversivi da coinvolgere. Molti ancora lavorano nel silenzio: potete accorgervene da qualche piccolo legaccio che tiene fermo un giovane albero, da qualche piantina apparsa nottetempo, da quei piccoli interventi di riappropriazione e manutenzione del quartiere condotti autonomamente, al di fuori degli appalti e delle cooperative truffaldine con cui le istituzioni (politici e burocrati) speculano e si nutrono. La Compagnia del Libero Orto, e la sua attività di guerrilla gardening, è stata un esempio per molti, vicini e lontani, e continuerà a piantare alberi (e grane) finché lo spazio urbano non tornerà nelle mani della gente e dei quartieri; vivrà in ogni piccolo eroe senza nome che non accetta di dover chiedere un permesso per piantare un albero, per migliorare il suo spazio vitale… insomma, per inseguire il benessere comune invece che il decoro.
Per questa idea di mondo che stiamo costruendo nel nostro piccolo, vogliamo lasciarvi questo libro: perché l’esperienza maturata in questi anni sia tramandata nel tempo e nello spazio; perché quando vi diranno che tutto ciò in cui crediamo è utopia, potrete rispondergli che, in un piccolo angolo ribelle di palude, è già realtà; perché non vi sentiate soli nelle vostre lotte quotidiane; perché si sappia che, anche nell’inferno di travertino e cemento di Latina, c’è ancora chi lotta col cuore e con la vanga.
Dateci un piccone, e vi mostreremo insieme il mondo che ci aspetta sotto l’asfalto!

La Compagnia del Libero Orto

 

Intervista al Libero Orto del 19 gennaio 2015 a RadiOpossum su Radio Onda Rossa (dal minuto 12:45).

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