Il Cencio
Aperiodico libertario dell'Agro Pontino
L’ideologia del decoro
Categories: Ideario

Una breve introduzione ai temi del cittadinismo

Anche nell’Agro Pontino, forse in ragione di una pericolosa vicinanza alla capitale, si sente sempre più parlare di questo spettro: il decoro urbano, il paladino senza macchia e senza paura che combatte la sua crociata contro il degrado, in ogni via della città.

Ma cos’è più da vicino, quest’ideologia? Chi ha veramente a cuore?

A sentire i paladini del decoro, sono “cittadini esasperati” da tanta bruttezza che appesta il loro spazio vitale, e si riuniscono per combatterla. L’oggetto della loro esasperazione? Basta inserire un un motore di ricerca le parole chiave “cittadini esasperati” per avere il polso della situazione: stranieri, famiglie povere, movida del sabato sera, studenti, graffitari, ladri, bancarelle, senzatetto e tutta una varia umanità che ha sempre fatto parte del tessuto cittadino fin da tempi antichi (sì, vale anche per i graffiti).

L’oggetto dell’esasperazione è dunque un soggetto tendenzialmente di scarsa rilevanza economica (cit.), la cui esistenza – sempre a detta degli strenui difensori del “decoro” – danneggia la città e rappresenta un problema per i cittadini dabbene. Tale problema dunque, passato integralmente sul piano astratto come se non si stesse parlando di persone, viene tramutato in una questione economica o di ordine pubblico, venendo repressa duramente o – tramite manovre di mercato – vedendo questa umanità forzatamente allontanata dai centri delle città, dove padroni non sono più i cittadini, ma i flussi economici. Si verifica, cioè, il fenomeno economico-sociale della gentrificazione (da gentry: piccola nobiltà inglese; successivamente, la classe medio-borghese).

 

nova-alea-featuredGentrificazione da giocare: NOVA ALEA

Il gioco è una cosa serissima; e visto che a noi piace unire gioco e coscienza, non possiamo non segnalarvi questo fantastico concept-game di Molleindustria che – a nostro giudizio, magistralmente – spiega attraverso un’esperienza videoludica il fenomeno (poco fa citato) della gentrificazione e della conseguente speculazione edilizia.
In questo gioco, potrete impersonare la finanza astratta e speculare sulla compravendita immobiliare, sfruttare il fermento artistico a vostro vantaggio e trasformare la città in un rifugio di capitali ai danni delle persone… sempre che siate abbastanza veloci da superare la crescente opposizione popolare!

Il gioco è multipiattaforma (Linux, Windows e Mac) e potete scaricarlo da qui.

 

Un po’ di storia

Seppur possa sembrare un fenomeno ideologico recente, in realtà l’ideologia del decoro ha solo subito una recente operazione di restyling (per usare un termine caro ai paladini del decoro), ma che non ne cambia la sostanza. Tale fenomeno trova già i suoi presupposti ideologici nel positivismo ottocentesco, ma le manifestazioni più moderne ed incisive dell’ideologia del decoro sono senz’altro quelle portate dal fascismo.
quartiere-alessandrinoDurante il tragico ventennio, infatti, la propaganda di potere – ma non solo – dedicava ampi spazi tra quotidiani e cinegiornali (strumento molto caro ad ogni regime) definendo colpevole di degrado tutto ciò che ostacolava i piani economici-politici delle gerarchie fasciste. Un esempio lampante è stato il quartiere Alessandrino[1], ovvero il grande quartiere popolare che una volta sorgeva su quella che oggi conosciamo come via dei Fori Imperiali. Tale quartiere, oltre ad essere definito un luogo insalubre e malfrequentato, creava grandi problemi di viabilità (sic! oggi come ieri) perché poco adatto alle parate trionfali del regime in piena febbre colonialista dalle conquiste (leggasi, eccidi[2]) in Libia e in Abissinia. Per tali ragioni, il piano regolatore fascista del ’31 ne decise unilateralmente la demolizione[3] per la gloria del regime, deportando i suoi abitanti in aree periferiche, sprovviste di qualsivoglia servizio e, se possibile, in condizioni igieniche peggiori di quelle di partenza, rendendo facile capire come il degrado e l’insalubrità del quartiere fossero solo una motivazione di facciata per mascherare ben altri interessi.

Questa retorica non è, nel tempo, variata di molto, ma oggi – vestita del sacro velo democratico – diventa più pervasiva e, anche con l’aiuto di nuove tecnologie, si concretizza in soluzioni sempre “all’avanguardia” per trasformare le città in allevamenti concepiti contro i suoi abitanti.

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Videosorveglianza

big-brother-loi-renseignementsUna delle prime contromisure dell’ideologia del decoro – la più banale, se vogliamo – è sicuramente quella della videosorveglianza.
Di Orwelliana[4] memoria, le telecamere – peggio ancora se interconnesse nella cosiddetta smart grid – trasformano le città in un gigantesco panopticon (ovvero, un carcere) dove al centro vi è il controllo del potere. In nome della nostra “sicurezza”, ogni palo viene tramutato in una spia atta non tanto a prevenire e combattere le ragioni del “crimine”, ma solo a reprimerlo con la minaccia del bastone, spingendolo sempre di più nelle periferie, dove la qualità della vita degli abitanti – non essendo avvocati, bottegai, politici, gendarmi e notai – non è di interesse per l’autorità. Si scannino pure nelle periferie, l’importante che il centro – con particolare riferimento al marciapiede di fronte la casa del sindaco – sia pulito e sgombero per i cittadini dabbene. (Vi ricordate le telecamere davanti la casa dell’ex sindaco Zaccheo? Ecco.)
Per fortuna c’è anche chi si oppone con contromisure di vario tipo alla dittatura degli occhi elettronici: da menzionare ci sono senz’altro progetti come Anopticon, ovvero la mappatura di tutti i dispositivi di sorveglianza per città, o iniziative più ardite e divertenti come quelle degli amici tedeschi, che con le spie elettroniche da Grande Fratello, ci giocano al tiro al bersaglio tramite il progetto CamOver.

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Architettura “Difensiva”

Un altro strumento, nato nella culla delle grandi università di architettura, sicuramente più alla moda delle appena descritte telecamere, è l’adozione di vari disposizitivi “dissuasori” di determinati comportamenti considerati non accettabili all’interno della “città del decoro” (cit.), riassunti all’interno della definizione di architettura difensiva (così come è chiamata dai suoi fautori).3000
Se abitate in una città di medie dimensioni, avrete sicuramente avuto modo di vedere questi subdoli dispositivi di controllo sociale: quasi invisibili e mimetizzati nell’arredo urbano, essi si preoccupano di impedire agli abitanti delle città (soprattutto studenti, abitanti delle periferie, senzatetto e altri soggetti, come detto, economicamente poco rilevanti) di praticare “scandalosi” comportamenti come fare un pisolino su una panchina, sedersi in luoghi di attesa, fare skateboard[5], o permettere che un senzatetto – già in condizioni di miseria – possa dormire sotto un cavalcavia[6].
Per realizzare questi “nobili” obiettivi e impedire che la vita di centinaia di persone intralci il regolare fluire di merci e servizi, fior di architetti ed urbanisti riempiono la città di spuntoni, dissuasori, ringhiere, braccioli nelle panchine e divisori; progettano stazioni ferroviare (es., la nuova stazione di Bologna) senza nessuno punto per sedersi, creano fermate del bus con “sedute” di 20cm per “dissuadere i senzatetto” come a Roma (quando non rimuovono completamente le sedute) e vetrine circondate da spuntoni contro chi, magari, vuole sedercisi davanti per ripararsi dalla pioggia, aspettare gli amici entrati nel negozio o, la cosa meno in linea col decoro, elemosinare per comprare un pezzo di pane… in ogni caso, sedersi e riposarsi è un crimine, dobbiamo essere sempre in movimento, dobbiamo difenderci. Ma in definitiva, DA CHI ci si deve difendere? anti-homeless-park-benchL’abbiamo potuto capire: dagli stessi abitanti della città; poiché tanto chi fa elegia di queste soluzioni e le erige a metro di civiltà (vedasi lo squallore umano di gruppi reazionari pro-decoro come Romafaschifo), quanto chi le progetta e implementa materialmente (architetti, urbanisti, palazzinari), hanno una visione di città ostile ai suoi stessi abitanti e più interessata alla mobilità delle merci (inclusa la “merce umana”, intesa come forza lavoro). Qualsiasi cosa pur di allontanare i poveri e impedirgli di ricordarci, con la loro sola esistenza, le diseguaglianze sociali che l’economia porta e rovinare l’aspettativa estetica della città totalitaria, tenuta come una bomboniera perché sia “valorizzata” e produttiva. La povertà, si sà, non è decorosa.

Da qui, la definizione dei detrattori di queste pratiche barbare che materializzano la totale assenza di solidarietà e la scarsa qualità della vita nelle città: non c’è niente di “difensivo” in queste soluzioni, ma fanno parte di quella che viene definita architettura ostile; che, per fortuna, incontra già numerose forme di resistenza, dalle petizioni alle rimozioni dirette mediante raid notturni autorganizzati.

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Muri puliti

«Muro pulito, popolo muto» recitava un vecchio adagio.
Molto vecchio, considerato che le scritte sui muri – un vero anatema che porta all’isteria anche i più pacati sostenitori del “decoro” – sono una tradizione che appartiene intrinsecamente alle città fin dai tempi antichi.[7]

Murales in solidarietà a curdi di Kobane, Bologna

Anche nell’antica roma, le città erano tappezzate di scritte sui muri: passi di testi classici, pitture, scritte di protesta politica e graffiti “sconci” facevo già allora trasparire l’anima viva della città… e già allora i tromboni del decoro declassificavano questo nobile modo di tramandare cultura come “inutile e ridicolo”.
Per fortuna, in più di 2000 anni, le spugnette contro il degrado non l’hanno avuta vinta: oggi, grazie a quegli sconci “graffitari” ante-litteram, sono arrivate a noi numerose testimonianze circa il pensiero popolare sulla cultura e sulle vicende politiche di allora, spesso diverso da ciò che riportano i libri di storia.

Ieri come oggi, gruppi “antidegrado” –  come il gruppo Retake, una macchina di marketing foraggiata da privati in cerca di lavaggi di marchio (brandwashing)- soffocano questo movimento spontaneo cancellando tutto ciò che imbratta la loro visione favolistica (e anche parecchio distopica) di città, o crea ghetti dove sia considerato accettabile fare opere graffitarie; i famigerati, “luoghi preposti” atti anche alla “valorizzazione” dei quartieri (leggasi gentrificazione, ne abbiamo parlato più su).

Ma i graffiti, anche quelli più brutti, hanno senz’altro più diritto di esistere di questi tromboni dalla vita grama. Esistono da quando esistono le città, servono a comunicare il pensiero della città: il pensiero di chi non ha voce e non si esprime tramite i palazzi, bensì sui palazzi. E solo tramite la libertà di fare anche graffiti brutti, le città arrivano a produrre artisti che – al di fuori delle logiche del mercato museale – ravvivano le città. I sostenitori del decoro propugnano un tessuto di artisti urbani elitario ed inaccessibile, autorizzato ed approvato dal governo locale e che possibilmente lavori gratis per rimbiancare edifici pubblici fatiscenti.

Per fortuna, sia nelle metropoli che nei centri di medie dimensioni come Latina, esistono sacche di resistenza che vedono la città come propria, i cui componenti (writers) si attivano per abbellirla come meglio credono, portando la gestione anche dell’estetica urbana nelle mani di chi la città la vive per davvero; e non lasciandola in mano al “senso del decoro” di borghesi annoiati che passano le giornate a lamentarsi d’ogni cosa, per poi correre di fronte alla tv o indignarsi sui social per un muro “vandalizzato”. La prima bruttura, a nostro dire, non è certo la tag di un adolescente che cerca di inventarsi qualcosa da fare in una città che non offre punti di aggregazione: usando la metafora della Teoria delle finestre rotte, il vetro numero zero è il muro stesso.[8]

Anche in quest’aspetto, chi propugna il decoro combatte contro il colore e contro i loro stessi concittadini.

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Il cittadinismo, aka “la violenza borghese”

A valle di tutti questi provvedimenti contro l’indecoroso, l’imperfetto ed il fermento, ciò che si respira è un’incredibile violenza da parte di quelle fasce medio-alto borghesi letteralmente ossessionate dal decoro.

Anche fuori dai social (dove la forte alienazione produce una rabbia ancora più esplicita) si sentono considerazioni raccapriccianti come “decapitazioni”, “pena di morte”, carcere “buttando via la chiave” anche solo per un senzatetto che rovista tra i rifiuti alla ricerca di qualcosa di utile per la sua, spesso già miserevole, condizione.

decoroTale violenza è stata sapientemente illustrata dal fumettista e compagno romano Zerocalcare, nelle tavole de La città del decoro (scarica qui) che parlando di Roma della città dei Puffi descrive molto bene le pratiche e le ideologie del decoro tipiche del fenomeno che è stato definito come cittadinismo.

Fenomeno che già non risparmia nemmeno i bambini che, invece che essere coinvolti nella partecipazione alla vita di quartiere e al rispetto della vita umana, vengono addestrati da genitori, insegnanti e associazioni cittadiniste a denunciare – armati di smartphone – il “degrado” della propria città; passando da potenziali individui pensanti a meri esecutori del controllo sociale; insegnando la delega e la delazione, invece che la complicità e l’azione diretta.

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Noi de Il Cencio e della Compagnia del Libero Orto rifuggiamo questi mondi distopici, piatti e morti come un quadro di De Chirico che i fanatici del decoro propugnano con violenza. Ci impegnamo, come sempre, a fare in modo che l’umano vinca sull’inumano, la natura sul capitale, la solidarietà sull’alienazione; che la vita sia libera di fluire in tutte le sue forme molteplici e non abbasseremo la testa nei confronti di un’ideologia che, con tanti ipocriti sorrisi e “buoni” propositi, si impegna alla totale omologazione dello spazio urbano.

Viva le città in fermento!

 

Fonti e approfondimenti:

  1. La Roma che non c’è più: il quartiere Alessandrino (http://www.mediapolitika.com/cultura/17635-la-roma-che-non-ce-piu-il-quartiere-alessandrino/)
  2. Il piccone demolitore e risanatore della Roma fascista (http://www.regesta.com/2013/03/18/il-piccone-demolitore-e-risanatore-della-roma-fascista/)
  3. Fascist Legacy (documentario BBC sugli eccidi italiani in Libia, Etiopia, Somalia ed Eritrea – youtube | torrent)
  4. 1984, di George Orwell (scarica)
  5.  The Guardian – Bristol skateboarders take on ‘skatestopper’ defensive architecture ( https://www.theguardian.com/cities/2015/oct/07/bristol-skateboarders-skatestoppers-defensive-architecture )
  6. The Guardian – These anti-homeless spikes are brutal. We need to get rid of them ( http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/jul/23/anti-homeless-spikes-inhumane-defensive-architecture )
  7. ArtsLife – Gli antichi romani erano dei writers
    http://www.artslife.com/2014/12/15/gli-antichi-romani-erano-dei-writers/ )
  8. Blog NienteStronzate – Zerocalcare, romafaschifo e il vetro numero zero ( articolo controverso che approfondisce però l’interessante tema del vetro numero zero https://nientestronzate.wordpress.com/2015/05/12/zerocalcare-romafaschifo-e-il-vetro-numero-zero/ )

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